MONREALE, 29 giugno – Qualcuno, leggendo le bollette recapitategli in questi giorni, relative alla fornitura idrica, potrebbe pensare che dai rubinetti di casa esca Dom Perignon, quello delle migliori annate di Moët & Chandon.
Invece si tratta di semplice acqua corrente, peraltro non sempre della migliore qualità e, purtroppo, come raccontano le cronache, erogata con interruzioni frequenti, che non pochi disagi hanno recentemente creato all’utenza.
C’è poco, anzi nulla, da stare allegri per una vicenda che (era solo questione di tempo) è esplosa in tutta la sua grandezza non appena è partita la bollettazione del servizio idrico.
Fatture salate imbustate nelle cassette della posta dei monrealesi, che hanno creato malumori e ingenerato panico diffuso, per fronteggiare il quale l’assessore ai rapporti con Amap, Riccardo Oddo ha pensato di rassicurare i cittadini con una nota ufficiale. Ma facciamo un passo indietro.
Tutto è diventato “nero su bianco” con la delibera del Consiglio comunale, la 55/IE, approvata in seduta urgente il 16 settembre 2021 e resa immediatamente esecutiva, con cui il comune ha affidato all’Amap S.p.A. il Servizio Idrico Integrato. L’atto, in pratica, ha ratificato l’ingresso del comune stesso nella compagine societaria dell’Amap, disponendo l’affidamento fino al 31 dicembre 2045 della gestione del servizio.
Un ingresso, che rappresentava, sì, un obbligo di legge, ma che Monreale ha effettuato con i suoi piedi, senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di fare opposizione, anche solo sulle modalità, come invece hanno fatto altri comuni, Altofonte in testa (che ad oggi non è ancora entrata, ma che potrebbe essere costretta a farlo se – come non è da escludere – dovesse perdere la sua battaglia).
Ora, però, i nodi sono venuti inesorabilmente al pettine, con le conseguenze che in tanti paventavano e che si sono presentate al primo alito di vento. Adesso, quindi, cosa c’è da fare? Una domanda che giriamo al volo all’amministrazione comunale, alla quale, così come va ascritto un atteggiamento forse eccessivamente supino al momento dell’affidamento, va riconosciuto il merito di aver votato contrario nello scorso aprile, in sede di assemblea dell'Ati Palermo, all’aumento delle tariffe.
Frattanto saremo costretti a pagare, anche perché, a differenza di quando la gestione era in capo al comune, con Amap, in caso di morosità, dopo un primo richiamo bonario, se il pagamento non dovesse essere corrisposto, scatterebbe inesorabile l’interruzione dell’erogazione con rimozione del contatore, con le conseguenze pecuniarie successive che è facile immaginare.
In sostanza, quando l’interlocutore era il comune, c’era la possibilità di fare “melina” e infatti i morosi erano e sono in tanti. Amap, invece, è una SpA, nella quale vale la logica dell’impresa e del profitto. Anche perchè, essendo una partecipata, non ha alcuna intenzione di rischiare il “danno erariale” per coprire utenti che ricevono il servizio, ma che non pagano. Tanto più che i vertici dell’azienda hanno in cantiere numerosi investimenti per l’implementazione e la riqualificazione delle reti, che necessitano di tanta liquidità, che sarà disponibile solo se i cittadini metteranno mano in tasca. Come dire: ne vedremo delle (niente affatto) belle.
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