Sport e Legalità, Chiesa e magistrati insieme in una giornata sul tema tra Monreale e Corleone
Organizzata dall’arcidiocesi di Monreale con l'Associazione Nazionale Magistrati, la Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport di Roma e la Rete di Magistrati "Sport e Legalità"
MONREALE, 23 maggio – Un’intensa giornata dedicata allo sport e alla sua forte valenza educativa contro le mafie e la cultura dell’illegalità è stata vissuta ieri a Monreale. Svolta, infatti, alla vigilia del 23 maggio, data in cui si celebra la memoria della strage di Capaci, la giornata diocesana di Monreale ha voluto rilanciare l’importanza dello sport contro le mafie attraverso due momenti altamente formativi: al mattino una tavola rotonda tra Chiesa, magistrati e scuole e al pomeriggio un triangolare di calcio a 11 tra la rete di magistrati "Sport e legalità", la rappresentativa “Sport Arcidiocesi di Monreale" e la Rappresentativa "Società civile".
La tavola rotonda, tenuta presso la sala convegni del centro Maria Immacolata di Poggio San Francesco, è stata moderata da Daniele Pasquini, presidente della fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport. Al centro del dibattito il rapporto tra sport e mafie, un argomento complesso, che i relatori hanno affrontato davanti alla platea di studenti delle scuole secondarie di secondo grado “Danilo Dolci” e “Felicia e Peppino Impastato” di Partinico, presenti al convegno educativo, i quali hanno avuto modo di dialogare con i magistrati protagonisti dell’evento.
Ad aprire i lavori è stato l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, che nel suo intervento ha ribadito l’impegno della chiesa diocesana di Monreale nell’ambito dello sport attraverso l’ufficio per la pastorale dello Sport, diretto da don Salvatore Crimi.
“La nostra chiesa locale riconosce lo sport come spazio di intervento nel quale abbiamo qualcosa da affermare e nel quale vogliamo agire attraverso interventi formativi. Ringrazio don Salvatore Crimi, direttore del nuovo ufficio diocesano per la pastorale dello Sport per il suo impegno in questa giornata che di fatto inaugura le attività del rinnovato ufficio diocesano. Essa si svolge simbolicamente alla vigilia della commemorazione della strage di Capaci, avvenuta il 23 maggio 1992, per questo vuole essere segno di impegno concreto nella promozione della legalità anche nel mondo dello sport, che non può ritenersi immune da questo tipo di interventi. Perciò la riflessione degli esperti verte sul tema “Le mafie nello sport- Lo sport contro le mafie”. Ringrazio tutti i relatori e quanti hanno collaborato per la realizzazione di questo importante incontro”.
A conclusione del suo intervento Carlo Hamel, presidente ANM Palermo, trattando dell’importanza dello sport come strumento efficiente di diffusione di idee di legalità, ha affermato: “È stato un evento molto partecipato, che ha visto la presenza di tanti giovani. Per l’Associazione Nazionale Magistrati, in una data particolare, che consente di ricordare la strage di Capaci, è stata una bella occasione per ribadire che lo sport è uno strumento potente di diffusione di idee di legalità, rispetto delle regole e altruismo”. A seguire la relazione di Bruno Brucoli, Sostituto Procuratore DDA di Palermo, ha approfondito quali siano gli ambiti e le strade che la mafia percorre per infiltrarsi nello sport a partire dalla gestione delle gare e delle compagini societarie, dai fenomeni riguardanti le tifoserie fino ad arrivare ai provvedimenti negli anni adottati per arginare il fenomeno delinquenziale nell’ambito sportivo: "È stato un momento importante per diffondere la cultura del rispetto e della coesione da rivolgere ai giovani- ha concluso Bruno Brucoli. È importante salutare l'avversario e non il nemico".
Antonio Balsamo, presidente della Corte d’Appello di Palermo, ha offerto con il suo intervento ai tanti giovani presenti in sala l’analisi di tre punti nodali del rapporto tra sport e criminalità organizzata, dalla lotta ai quali, secondo il presidente della Corte d’Appello, bisogna ripartire se si vogliono promuovere modelli di legalità nello sport, ovvero il rapporto tra sport, interessi economici e riciclaggio, il legame spesso tossico tra tifoserie e gruppi criminali e l’utilizzo dello sport come strumento di corruzione e raccordo tra personaggi famosi e ambienti criminali. Intervenire contro questi tre aspetti significa riportare a un’idea sana di sport di cui la Sicilia per l’ascendente che ha sull’immaginario comune, può farsi promotrice costruendo dei luoghi simbolo in cui lo sport incontri la giustizia. Citando l’esempio di Papa Leone, il presidente Balsamo ha ribadito l’importanza di richiamare tutti alla pace, di cui fattore fondamentale è proprio lo sport.
Anche Lia Sava, procuratore generale di Palermo, si è soffermata sull'importanza educativa dello sport, citando l’esempio di padre Pino Puglisi, che con la sua azione pastorale ha dimostrato come lo sport possa essere un potente mezzo per sottrarre i giovani alla criminalità organizzata. Per Lia Sava lo sport può diventare ancora oggi, attraverso l’azione della Chiesa, uno strumento educativo fondamentale, aprendo le porte degli oratori ai giovani, essendo in grado di farne emergere i talenti e incanalandoli in percorsi formativi sani. Infine, rivolgendosi ai giovani studenti, Lia Sava ha pronunciato un appello all’impegno concreto nello sport come mezzo che emancipa ed educa al rispetto delle regole come strumento di protezione e contro ogni forma di prevaricazione.
“L’infiltrazione delle mafie nel mondo sportivo è un fenomeno sempre più rilevante e richiede una risposta forte e coordinata” - ha affermato Sergio Sottani, Procuratore Generale di Perugia e presidente della Rete magistrati “Sport e Legalità”. “Lo sport – ha sottolineato Sottani – non è solo un ambito esposto ai rischi criminali, ma rappresenta anche uno straordinario strumento di legalità, capace di promuovere cultura delle regole, inclusione e responsabilità, soprattutto tra i giovani”. Secondo Sottani, “è decisiva la collaborazione tra magistratura, istituzioni, mondo sportivo e realtà educative per prevenire e contrastare le infiltrazioni criminali e costruire percorsi di crescita civile”. A chiudere la tavola rotonda sono stati gli interventi di Beniamino Quintieri, presidente dell'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, che ha trattato il tema dell’importanza di sostenere attività in ambito sportivo e culturale e di padre Mauro Billetta, che ha parlato della sua esperienza di parroco a Danisinni e di presidente dell'Associazione Comunità di Danisinni ETS.
Nel pomeriggio l’iniziativa si è spostata al Campo Sportivo Comunale di Corleone, dove si tenuto il “Trofeo Sport e Legalità”, un triangolare di calcio che ha visto scendere in campo la rappresentativa “Sport Arcidiocesi di Monreale”, che si è aggiudicata il trofeo, al secondo posto la Rete di magistrati “Sport e Legalità”, al terzo la rappresentativa della società civile. Fabrizio Basei, coordinatore della Rete Magistrati Sport e Legalità” ha dichiarato: “Questo Trofeo “Sport e Legalità” va oltre la singola partita di calcio, vuole testimoniare, alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci, e proprio qui a Corleone che c’è un impegno comune delle istituzioni, civili e religiose, della magistratura e della stessa cittadinanza per una società migliore, più giusta”.
Anche Don Salvatore Crimi, direttore dell'ufficio per la pastorale dello Sport dell'arcidiocesi di Monreale, ha ribadito l'importanza della giornata vissuta a Monreale: ''La giornata di oggi ci dice che un’altra Sicilia non solo è possibile, ma è già in campo. Le notizie di cronaca recente sulla morsa delle estorsioni e sui tentativi di riorganizzazione dei clan nel mandamento di San Lorenzo, che segna parte del nostro territorio diocesano, ci ricordano che la piovra mafiosa cerca costantemente di stringere il territorio e, purtroppo, non esita a tentare di manipolare la religiosità e i sentimenti devozionali per farne uno strumento di potere e consenso. È bene ricordare che la fede cristiana è radicalmente incompatibile con qualsiasi logica mafiosa. Laddove la criminalità cerca di dividere e sottomettere, la comunità ecclesiale risponde promuovendo la dignità, la libertà e la trasparenza. In questo cammino di riscatto, lo sport si rivela un’alternativa formidabile e un alleato pastorale straordinario. Sul campo da gioco non esistono scorciatoie o prevaricazioni, ma solo il valore del sacrificio e il rispetto assoluto delle regole. Oggi, nel triangolare di Corleone, abbiamo vissuto una potente "alleanza corale": vedere i magistrati correre e fare squadra accanto ai nostri giovani e alle realtà locali ha abbattuto i muri della diffidenza, trasformando lo sport in un ponte umano e sociale. Un ringraziamento speciale va al costituendo Ufficio Diocesano per la pastorale dello Sport, nella fattispecie a Nicola Manto, Calogero Vintaloro, Luca Colletto e Simone Pietro Cortimiglia, che con questa prima e significativa iniziativa dimostra quanto sia vitale offrire ai nostri ragazzi spazi di crescita sani, dove la regola del gioco diventa la regola della vita. Questa è la Chiesa che scende in campo, unita alle istituzioni e alla Magistratura, per edificare una cultura del rispetto, della legalità e della responsabilità''.
L’arcivescovo di Monreale, a conclusione della giornata, ha ringraziato i magistrati intervenuti per aver dato ai giovani risposte su un tema così attuale in un dialogo in cui, come ha affermato monsignor Isacchi, anche la chiesa è chiamata a dare risposte, perché lo sport può essere non solo gioco, ma anche momento di crescita umana e personale nonché di avvicinamento dei giovani al tema del rispetto delle regole e al mondo della giustizia rappresentato dai magistrati.
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