Monsignor Di Pietro: ''Il Crocifisso chiama tutti alla santità e alla vita nuova''
Ieri sera il terzo passo di novena è stato guidato da monsignor Cesare Di Pietro, vescovo ausiliare di Messina
MONREALE, 27 aprile – Ieri sera all’interno del santuario del Santissimo Salvatore Crocifisso alla Collegiata si è svolta la terza celebrazione eucaristica del solenne novenario per il 400esimo anniversario del Santissimo Crocifisso di Monreale.
A presiedere la solenne concelebrazione eucaristica è stato il vescovo ausiliare di Messina, monsignor Cesare Di Pietro, con monsignor Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale. Con loro anche don Nicola Gaglio e don Luca Leone, rispettivamente parroco e viceparroco della parrocchia Santa Maria Nuova - Santuario del Santissimo Crocifisso alla Collegiata, don Francesco Di Maggio, rettore del Seminario arcivescovile.
In apertura, monsignor Gualtiero Isacchi ha ringraziato monsignor Di Pietro per aver accettato l’invito ad accompagnare la comunità monrealese nel terzo giorno di preparazione alla festa del Santissimo Crocifisso.
“Ringrazio per la sua presenza monsignor Cesare Di Pietro, vescovo ausiliare di Messina- ha affermato monsignor Isacchi- perché la sua presenza è un segno di fraternità molto prezioso. Lo ringrazio anche perché nella nostra regione ecclesiastica ha accompagnato tutto il cammino sinodale, tutta quella forma di rinnovamento, che inizia a prendere forma anche qui nella nostra arcidiocesi con i rinnovati organismi di partecipazione alla vita della Chiesa”.
Iniziando la sua omelia, monsignor Cesare Di Pietro ha rivolto un saluto a tutti i presenti e in particolare all’arcivescovo Isacchi: “Venerato confratello Gualtiero, carissimi presbiteri e diaconi, concelebranti e gentili autorità, fratelli e sorelle tutti amati nel Signore, la liturgia di questa domenica denominata del “buon Pastore” ci offre una trama liturgica, anche a livello di scrittura, molto appropriata alla celebrazione che stiamo vivendo. Una vera e propria teologia della croce. Essa ci accompagna nella riflessione e motiva ancora di più la festa che state per celebrare insieme”.
“Il Signore dice: 'Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza'. Proprio mentre la morte ci opprime da ogni parte rendendo opaca e triste la nostra esistenza- ha continuato monsignor Di Pietro- oggi come quattro secoli fa, nel 1626, quando i cittadini di Monreale languivano per la peste, ecco che l’amore crocifisso, l’uomo-Dio che porta i nostri peccati sul legno della croce, ci raggiunge con questo grido di vita e di speranza. Dio ha costituito il Signore Crocifisso come Signore e Cristo, quel Gesù che i Giudei hanno crocifisso''.
''Chiediamoci anche noi- ha proseguito il presule- quante volte abbiamo crocifisso il Signore con i nostri peccati e le nostre incongruenze, ma il Crocifisso che oggi veneriamo ci rassicura, ci dice di essere il Signore della nostra vita, e noi dobbiamo contemplarlo come il Cristo vittorioso sulla morte e sul male, la sua vittoria ha sempre l’ultima parola, per questo siamo uomini di speranza, profeti di una speranza nuova, perché la storia non è in mano al potente di turno, bensì all’Onnipotente, a Dio che per amore si è fatto schiacciare. Oltraggiato non rispondeva con oltraggi, insultato non rispondeva con insulti, ma affidava la sua causa a colui che soltanto poteva liberarlo. E questa deve essere la cifra della nostra esistenza, non rispondere al male con il male, ma consegnare tutto a colui che tutto può, al Cristo vittorioso sulla morte e sul male benché appeso a quel patibolo che ce lo fa sembrare agli occhi dei non credenti come il grande perdente. Ecco perché voi monrealesi non tanto alle statue o alle immagini dei santi, che pure trovano tanto spazio nella nostra tradizione popolare, ma verso il Crocifisso volgete lo sguardo, alla croce gloriosa del Signore per sentire trafiggerci il cuore, come quei primi discepoli che chiesero a Pietro, davanti a un amore così grande, disarmato e disarmante, cosa fare. Voi lo porterete in processione, ma questa è solo una simbologia di quell’uscita che il Signore vuole fare attraverso le nostre vite ovunque noi siamo, invitandoci a vivere come lui ci ha insegnato”.
Rivolgendosi ai giovani, monsignor Di Pietro ha così concluso la sua omelia: “Seguite Gesù, unico mediatore di salvezza, solo attraverso di lui si può essere liberi. Dio ci rende liberi e, nonostante le asprezze, ci dona un’esistenza innestata in lui, che è preludio della vita eterna che ci aspetta. Gesù fa della sua morte un dono che è vita. In questa 63esima giornata delle vocazioni, aspirate alla santità ovunque siate, come ci ha ricordato Papa Leone. Imploriamo il dono di nuove e sante vocazioni, nonché del ministero laicale. Il Crocifisso chiama tutti alla santità e alla vita nuova. Gesù è una dichiarazione d’amore per noi e per la Chiesa per vivere autenticamente da cristiani”.
Riprendendo la parola in chiusura e ringraziando il vescovo ausiliare di Messina, monsignor Gualtiero Isacchi ha concluso: “Carissimo vescovo Cesare, grazie della tua presenza, per quanto ci hai detto e tra le tante suggestioni, ne vorrei sottolineare una che ci serva da terzo passo in questo giorno di novena. Il vescovo Cesare ci ha detto che Gesù è una dichiarazione d’amore per ciascuno di noi e per la Chiesa. È una dichiarazione non solo fatta di parole, ma che nel sangue diventa per noi la forza, per vivere da cristiani, per vivere come lui ci ha insegnato. Chiediamo la grazia di poter sentire sempre le parole incoraggianti di Gesù”.
La novena proseguirà stasera alle 18.30 con l'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice.
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