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Duomo di Monreale, 759 anni fa la dedicazione: ieri la celebrazione eucaristica

· Giuseppe Cangemi · Curia

Monsignor Isacchi: ''Da questa celebrazione viene per la nostra Chiesa diocesana la riscoperta della propria vocazione ecclesiale, nel triplice impegno ad essere dono, amore e comunità autenticamente credente''

MONREALE, 27 aprile – Ieri alla presenza del clero dell'arcidiocesi, delle autorità militari e di tanti fedeli giunti da tutte le parrocchie della diocesi, la Chiesa di Monreale ha celebrato il 759° anniversario della dedicazione della cattedrale alla Madonna.

L’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, ha presieduto la solenne celebrazione in cattedrale per ricordare questo importante evento per la Chiesa che è in Monreale. Il 25 aprile 1267, infatti, primo lunedì dopo l’ottava di Pasqua, la cattedrale fu consacrata e dedicata alla natività di Maria Santissima dal cardinale francese Rodolfo di Grosparmi, vescovo di Albano e Legato pontificio di papa Clemente IV e compagno di viaggio in Terrasanta, nel 1270, di San Luigi re di Francia, di cui alcune reliquie sono ancora oggi custodite nel duomo di Monreale.

“La dedicazione della Cattedrale è la festa dell'intera comunità diocesana- ha affermato nella sua omelia monsignor Isacchi- poiché questo tempio, oltre ad essere la chiesa madre di tutta la diocesi, è la sede in cui si trova la cattedra del vescovo che, quale successore degli apostoli, ha ricevuto dal Signore la missione di insegnare e predicare il Vangelo. In questo luogo, quando il popolo santo di Dio partecipa alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima eucaristia e al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri, si vive la vera epifania della Chiesa”.

Continuando la sua omelia, l’arcivescovo Isacchi si è soffermato sulla coincidenza della data odierna in cui ricorre l’anniversario della dedicazione con la “domenica del buon Pastore”: “Quest’anno- ha continuato il presule- viviamo la festa della Dedicazione in felice concomitanza con la “domenica del buon Pastore”, in cui si celebra la 63a Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni. Nel suo messaggio Papa Leone ci invita a percorrere “insieme la via di una vita veramente bella”, quella indicata dal Pastore bello. Così scrive il Santo Padre: “È il Pastore che affascina: chi lo guarda scopre che la vita è davvero bella se lo si segue. Per conoscere questa bellezza non bastano gli occhi del corpo o criteri estetici: occorrono contemplazione e interiorità”.

L’arcivescovo Isacchi ha poi ribadito l’importanza del duomo di Monreale non solo per la sua bellezza, ma soprattutto per la capacità di testimoniare la bellezza dello sguardo della fede: “Carissimi sacerdoti, fratelli e sorelle, la nostra Cattedrale, così come la nostra Chiesa locale, è riflesso di questa bellezza, per comprenderla e gustarla non sono sufficienti i criteri umani della bellezza, dell’efficienza, della laboriosità, dell’armonia e della numerosità, è necessario contemplarla con lo sguardo dell’interiorità. Solo così la si comprende e i nostri cuori si riempiranno di gratitudine per l’amore che il Signore ha riversato e continuamente riversa sulla nostra Chiesa diocesana. Sia questo giorno occasione per sentirci partecipi dell’amore di Dio e, al contempo, per rinnovare il nostro comune slancio vocazionale: tutti, infatti, siamo chiamati ad essere, in questo territorio, riflesso della bellezza di Gesù, “pastore bello”. In greco, “bello” si dice Kalos, termine costruito sulla stessa radice da cui viene il verbo Kaleo, che significa “chiamare”. Su questo verbo sembra insistere oggi la liturgia della Parola.”

E proprio attraverso la liturgia della Parola, l’arcivescovo ha indicato la via da seguire per la chiesa diocesana in questa solenne ricorrenza. Sull’esempio del buon Pastore, infatti, deriva il primo impegno, che è quello di divenire manifestazione evidente della bellezza dell’essere dono. “La Chiesa è la comunità che ama - ha affermato monsignor Isacchi. Il cristiano è la persona che fa tutto per amore, che partecipa – anche ad una celebrazione diocesana – perché ama. In questo modo tutto acquista significato, anche la fatica. Alle folle di Gerusalemme che domandano cosa fare, Pietro risponde di convertirsi. Convertirsi non significa aggiustare un po’ la propria vita e i suoi comportamenti. Il cambiamento pastorale che stiamo costruendo non è semplicemente un fare le cose “un pochino meglio”: i Consigli parrocchiali non servono a questo. C’è una trasformazione più radicale che Pietro richiede: giungere a credere davvero alla promessa di Dio, che custodisce il suo desiderio di renderci, nel dono dello Spirito, più somiglianti al Figlio Suo. Ricevere il battesimo nel nome di Gesù Cristo significa infatti, oltre che accogliere il perdono dei peccati, lasciarsi rivestire da Lui, perché anche nella nostra esistenza s’irradi e traspaia la bellezza della Sua vita”.

Concludendo, l’arcivescovo Isacchi ha fatto sue alcune espressioni utilizzate dal Santo Padre nel messaggio per la Giornata di preghiera per le vocazioni: “Solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo può dire con fiducia: ‘Mi fido, con Lui la vita può essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza’. E la cosa più straordinaria è che, diventando suoi discepoli, si diventa a propria volta ‘belli’: la sua bellezza ci trasfigura”.

“Da questa celebrazione- ha concluso l’arcivescovo- viene dunque, per la nostra Chiesa diocesana, la riscoperta della propria vocazione ecclesiale, nel triplice impegno ad essere dono, amore e comunità autenticamente credente”.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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