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Pasolini: ''Salvezza è tornare a guardare ciò che siamo con gli occhi di Dio''

· Giuseppe Cangemi · Curia

Il predicatore della Casa Pontificia oggi in cattedrale per la tre giorni biblica ha trattato il tema della libertà umana

MONREALE, 8 aprile – "In principio liberi, creati ad immagine di Dio, dono, rischio, responsabilità’’: questo il tema della relazione di padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, che stasera ha guidato, nel duomo di Monreale, la riflessione per il secondo appuntamento della tre giorni biblica diocesana.

In apertura, dopo il saluto dell’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, Don Maurizio Girolami, presidente dell’Associazione biblica italiana, ha riepilogato i temi della meditazione offerta ieri da padre Giulio Michelini sul tema della creazione nell’analisi dei due racconti della Genesi, sottolineando come la via della verità è spesso fatta nelle sacre scritture di racconti raddoppiati quasi per educare alla verità, che pur essendo una, non è possesso di nessuno. A seguire, Don Nicola Gaglio ha illustrato al numeroso pubblico presente, anche in questo secondo appuntamento, i quadri del ciclo musivo della cattedrale dedicati al racconto della caduta contenuto in Genesi 3, mostrando i particolari dei mosaici che ne rappresentano le scene principali.

Successivamente padre Roberto Pasolini ha così affrontato il tema affidatogli, conducendo un’attenta esegesi del racconto genesiaco legato alla caduta, mettendo in luce come la libertà rappresenti un dono di Dio all’uomo, ma anche una fatica.

“Dono e fatica della libertà coesistono nell’uomo per conseguire la somiglianza a Dio - ha affermato padre Pasolini. Ognuno di noi è figlio di Dio nella sua specificità e la propria libertà consiste proprio nel diritto di poter diventare noi stessi davanti a Dio e agli altri”.

“Dal racconto della creazione contenuto nelle prime pagine della Genesi - ha continuato Pasolini - capiamo come la grazia della nostra conversione non possa essere compresa se non nel rapporto tra la nostra libertà e quella del Creatore, che nell’ottavo giorno dopo la creazione entrano già in contrasto. All’uomo posto da Dio nel giardino della vita, il serpente rivolge un'ambigua domanda in cui si nasconde una subdola affermazione: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”» (3,1). Il serpente non mette in discussione facendo riflettere l’uomo sulla realtà creata da Dio, ma genera in lui confusione riguardo al senso del limite, che viene così indicato dal serpente come un insopportabile confine da oltrepassare per potere accedere pienamente alla vita. Il serpente non fa altro che radicalizzare il limite, fa vedere un aspetto di limitazione e fa credere all’uomo che esso sia assoluto. Così spesso accade che nella nostra vita sbagliamo i tempi della nostra libertà. Ci avviciniamo alla morte ogni volta che non viviamo più il mistero della vita come un dono di cui andare fieri ed essere gioiosamente responsabili, cadendo in un baratro di insicurezza dove non crediamo più in noi stessi e ci sentiamo vulnerabili e spaventati: ‘’Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”. Cadiamo in questo errore quando nella nostra vita ci facciamo avvolgere dagli idoli della rapida affermazione e del successo senza sforzo, dove gli altri sono ridotti a un pubblico che serve a confermare il nostro prestigio”.

“La nostra felicità - ha concluso il predicatore - non consiste nel proteggerci dalla realtà, ma nell’imparare ad accoglierla anche quando essa ci fa male, senza farci sopraffare. Così la vita cristiana diventa concreta e noi impariamo a custodire una gioia che non dipende da come vanno le cose, ma da come scegliamo di viverle. San Francesco ha scelto una tunica da indossare, ma quando è morto ha chiesto di restare nudo sulla terra quasi a voler tornare a quel dono originario della vita. Del resto lo stesso passo di Genesi 3 non si chiude con la parola morte, ma proprio con la parola vita: ‘’scacciò l'uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all'albero della vita”. La salvezza per l’uomo è, dunque, tornare a guardare quello che siamo con gli occhi di Dio in pace’’.

Si proseguirà domani pomeriggio, sempre alle 17.30, presso il duomo di Monreale con la relazione di Rosanna Virgili sulla creazione della donna.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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