Tre giorni biblica diocesana, oggi il primo incontro con padre Giulio Michelini
Dal confronto tra i racconti della Genesi della tradizione giudaica e cristiana emerge l'uomo creato a immagine di Dio, attraversato dalla tensione tra bene e male, che nell’alterita’ ricerca la definizione di sé
MONREALE, 7 aprile – In una cattedrale gremita si è svolto il primo incontro della tre giorni biblica diocesana, che questa sera sotto la guida di Giulio Michelini, presbitero e teologo, si è concentrato sul tema della creazione in un incontro moderato da don Andrea Palmeri, che si è aperto con il saluto dell’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi.
Al pubblico presente in cattedrale si è rivolto in apertura proprio l’arcivescovo, ringraziando tutti gli intervenuti. “La Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come regola suprema della propria fede- ha affermato l’arcivescovo, riprendendo la Dei Verbum. La Sacra scrittura è da sempre regola suprema per cui è importante metterci in ascolto della parola di Dio e tradurla in una pastorale viva. Non è solo una tradizione, ma parola di Dio che opera in chi la ascolta. Desideriamo che la Chiesa sia sempre più in ascolto della parola di Dio - ha continuato il presule - perché il cristiano è la carne viva in cui la parola di Dio trova spazio e ascolto. Il tema dell’antropologia cristiana e la scrittura ci dicono chi è l’uomo, creato a immagine di Dio, ma la storia ci insegna che egli è capace anche di dare una versione diversa di sé. Ecco perché ancora oggi risulta utile riflettere su questi temi e continuare insieme il percorso di riflessione comunitaria”.
A seguire, dopo il saluto del presidente dell’Associazione biblica italiana, don Maurizio Girolami, don Nicola Gaglio, arciprete della cattedrale, ha illustrato il tema della creazione nei mosaici del duomo, introducendo così il pubblico al tema dell’incontro.
La trattazione di padre Giulio Michelini si è concentrata, quindi, sul testo di Genesi 1,27, collocata all’interno di quella parte del libro della Genesi che narra in termini mitologici la creazione dell’universo. “Tale parte è considerata da molti interpreti - ha affermato lo studioso - il frutto dell’opera di un autore sacerdotale e si distingue per diversi dettagli da quella che riporta il secondo racconto della creazione dell’uomo”.
Questo secondo racconto rispetto al primo, meglio organizzato e completo, ambientato in un mondo ricco e vicino alla geografia della Mesopotamia, fra il Tigri e l’Eufrate, si concentra su quanto avviene su una terra non tanto fertile come quella della precedente narrazione, ma più arida, palestinese.
Su questa seconda versione del racconto si è soffermato Michelini, facendo emergere le differenze tra le due versioni come fonte di riflessione per il pubblico presente: “In questa seconda versione dell’origine dell’uomo, Adamo, il maschio, ed Eva, la donna, sono creati da YHWH separatamente: nella prima narrazione, invece, l’Uomo è già maschio e femmina sin dal primo momento (''maschio e femmina li creò''). Nel primo racconto l’uomo è creato non in un giorno separato, ma nello stesso sesto giorno nel quale Elohim aveva già fatto “animali, rettili e bestie selvatiche secondo ogni loro specie. Allora Dio con l’espressione rafforzata dal plurale (“Facciamo l’uomo”) stabilisce l’esistenza dell’essere umano. A differenza di ogni cosa o animale creati prima dell’uomo, l’uomo è a sua immagine e somiglianza”.
Un altro elemento molto interessante approfondito nella relazione dal teologo è stato quello relativo alla polarità duale dell’uomo, che concerne l’idea di una sessualità maschile e femminile come fonte di tensione positiva. “La visione antropologica rabbinica classica - ha continuato Giulio Michelini - vede una tensione nell’animo umano, causata da due opposte tendenze. La complessità della natura umana si realizza così in una continua lotta tra due inclinazioni: l’impulso al bene e quello al male, dove anche quest’ultimo è parte positiva della polarità duale. Dio ha creato l’uomo così, all’uomo il dovere di combattere con queste due tensioni. Nella riflessione rabbinica dopo la questione dei due impulsi si parla anche dell’alterità tra maschile e femminile. Nel racconto genesiaco, infatti, questo tema è presente nella seconda narrazione della creazione dell’uomo e la donna si dice essere creata come un “aiuto” (ezer) ad Adamo. Il secondo termine del testo ebraico, per una interpretazione giudaica arrivata fino a Rashi, riguarderebbe, invece, l’idea di un aiuto che può venire dalla donna quando questa è capace di opporsi all’uomo. Solo nell’alterità con la donna è possibile per l’uomo la ricerca della definizione di sé”.
Domani si proseguirà sempre alle 17,30 presso il duomo con la relazione di padre Roberto Pasolini sul tema della libertà.
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