Isacchi: ''Gridiamo al mondo di fermare la violenza, facciamolo per i nostri figli''
Il messaggio dell’Arcivescovo di Monreale nella celebrazione della Domenica delle Palme: ''Solo uomini e donne di pace possono fermare questa forza distruttiva''
MONREALE, 29 marzo –Grande partecipazione di fedeli oggi a Monreale, in occasione della Domenica delle Palme, in cui la Chiesa celebra l’ingresso di Cristo in Gerusalemme, che precede la Settimana Santa.
In ogni parrocchia, come da tradizione, si tiene il tradizionale rito delle benedizione delle palme e dei ramoscelli d'ulivo. Per la basilica cattedrale il rito si è svolto presso la Chiesa di San Giuseppe, presieduto dall’arcivescovo di Monreale, Gualtiero Isacchi, che ha poi guidato la processione fino al duomo, dove si è tenuto il solenne Pontificale. A caratterizzare la celebrazione odierna è stata la lettura del brano del vangelo “Passione di Nostro Signore Gesù Cristo”, che quest’anno è stato quello di Matteo.
“L’ingresso di Gesù a Gerusalemme - ha affermato monsignor Gualtiero Isacchi - è accolto da tante persone entusiaste, ma solo l’asino, che avverte il peso di Gesù sulla sua groppa senza ragliare, ci mostra qual è lo stile per vivere vicini al Signore. Nessuno tra tutta quella gente l’ha avuto così prossimo come l’asino, nel quale anche San Bernardo ci invita a identificarci. Anche se non capiamo tutto, scegliamo di restare sempre sotto il Signore, portando il peso del suo dolce amore verso di noi”.
Commentando il racconto della Passione secondo Matteo, l’arcivescovo ha, poi, ribadito l’importanza del messaggio in esso contenuto, che ne costituisce il punto nevralgico:
“Nel racconto della Passione di Matteo emerge chiaro e netto il ripudio della violenza e dell’uso delle armi. Solo Matteo riporta le parole di Gesù, che nel momento del suo arresto invita uno tra quelli che erano con lui, forse Pietro, a rimettere a posto la spada estratta contro il servo del sommo sacerdote. Un invito chiaro a deporre le armi e a non reagire con la violenza. Oggi accade ancora che essa si usi anche nelle nostre case, accade anche nelle scuole, nella giustificazione delle guerre in nome di Dio. Tutto ciò può accadere a tutti, per questo Gesù nel suo ammonimento dice di rimettere la spada nel fodero, perché tutti coloro che useranno le armi moriranno allo stesso modo. La violenza - ha concluso l’arcivescovo Isacchi - ha sempre una ricaduta sociale, nel tempo solo uomini e donne di pace possono fermare questa forza distruttiva. I Giudei rifiutarono la pace e sacrificarono Gesù, Matteo ci mette in guardia ancora oggi da questo pericolo. Chi confida nella violenza finisce per provocare sciagure. Gridiamo al mondo di fermare la violenza - ha rilanciato con forza monsignor Isacchi - e facciamolo per i nostri figli. Percorriamo la via del perdono che ci insegna Gesù”.
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