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L’attore-regista monrealese Giuseppe Tantillo al «Biondo» di Palermo

· Nicola Giacopelli · Si fanno onore

Porterà in scena dal 13 al 17 maggio la commedia «Bianco»

MONREALE, 5 maggio – «Io amo la mia terra: mi piace, ne sono orgoglioso e sono orgogliosissimo di essere di Palermo, anzi di Monreale, ma sto bene anche a Roma, città in cui vivo da quando avevo diciannove anni».

Ormai affermato a livello nazionale, l’attore Giuseppe Tantillo (nella foto) non dimentica, né tantomeno rinnega le proprie origini monrealesi, pur avendo scelto di trasferirsi sin da giovanissimo nella capitale, dove si è diplomato all’Accademia nazionale d’arte drammatica.
Figlio dell’ex funzionaria comunale Ivana Forzieri, ha iniziato ben presto a dedicarsi alla recitazione; si è rivelato al grande pubblico partecipando a diverse serie televisive di successo, fra le quali «Mare fuori», «Un passo dal cielo», «Tutto può succedere» e «Squadra antimafia». Nel settore cinematografico, due anni fa ha fatto parte del cast del film «Iddu - L’ultimo padrino», liberamente ispirato al periodo di latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

Nel 2013 con «Best friend», la sua prima opera teatrale, Tantillo ha ottenuto la menzione speciale al prestigioso Premio Riccione; nel 2017 gli è stato assegnato il Premio Cerami come migliore attore giovane per lo spettacolo «Nessun luogo è lontano», scritto e diretto da Giampiero Rappa. All’attività attoriale, nel corso degli anni, ha affiancato l’impegno nella sceneggiatura, nella drammaturgia e nella regia, dimostrando di possedere una poliedrica e apprezzata versatilità di ruoli.

Dal 13 al 17 maggio andrà in scena nella sala intitolata a Giorgio Strehler del teatro «Biondo» di Palermo la commedia «Bianco», di cui Giuseppe Tantillo è autore del testo e regista, recitando come protagonista insieme all’attrice toscana Valentina Carli; è una rappresentazione che affronta con tono leggero tematiche delicate e complesse, come il tempo e la malattia, e la loro influenza sulla percezione della vita.

La critica teatrale Lucia Medri su quest’opera ha scritto: «è uno spettacolo con interpreti sensibili e arrabbiati, che buca il velo della solitudine di tante e tanti, che fa passare la luce dove è sceso il buio, quando ci si sente unici nella sofferenza e proprio quell’unicità la mette in collegamento con altre simili, abolendo lo stigma, celebrando la paura, rivendicando l’importanza di vivere l’attesa del domani abbracciando e amando l’incognita del futuro».

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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