Riceviamo e pubblichiamo...
Il 21 luglio, il sito del Comune pubblicava una notizia rassicurante: la Protezione Civile aveva rilevato un'anomalia termica. Il drone aveva visto. Gli uomini erano intervenuti.
Il 22 luglio, 1.500 ettari di bosco prendevano fuoco. Il drone ha visto. Il bosco ha bruciato lo stesso. Il sito recitava: "Il Comune in prima linea." Prima linea di cosa, esattamente? È la domanda che migliaia di monrealesi si stanno facendo. E il silenzio che risponde vale più di qualsiasi
dichiarazione. La Protezione Civile regionale ha assegnato 168.000 euro per interventi post-incendio. Non post-incendio di questi giorni. Post-incendio 2023!
Quei soldi arrivano adesso. Mentre il territorio brucia di nuovo. Mentre alcuni direttori delle testate giornalistiche cercano di capire cosa faccia più click guardando noi, piuttosto che gli ultimi 10 anni di passerelle mediatiche a destra.
La domanda è semplice: dov'erano questi fondi negli ultimi due anni? Chi li ha sollecitati? Chi li ha sbloccati? Chi ha aperto un cantiere, firmato un atto, mosso un dito?
Chi è andato a camminare nelle aree bruciate, ha visto qualcosa che nessun comunicato ufficiale ha mai descritto: i tronchi che hanno alimentato l'incendio, giacevano a terra dal 2019. Dagli incendi precedenti. Mai rimossi. Mai bonificati. Sette anni di abbandono trasformati in combustibile secco, pronti ad ardere al primo fiammifero.Qui non si programma la festa dello sfincione, ma la sicurezza del territorio e della cittadinanza e questo si opera con costanza e ogni giorno. Non è sfortuna. È scelta. La scelta di non fare.
Sì, i piromani esistono. Sono criminali. Vanno trovati e puniti. Il piromane però non ha creato 1.500 ettari di bosco secco e abbandonato. Questo lo ha fatto chi doveva intervenire e non l'ha fatto.
Il sindaco Arcidiacono ha dichiarato che "la priorità assoluta è la sicurezza della popolazione." Il vicesindaco Di Verde ha attivato "tempestivamente" il Centro Operativo
Comunale. Il centro operativo gestisce l'emergenza. Non la previene. E questa amministrazione, in quattro anni, non ha prodotto prevenzione. Ha prodotto comunicati. Chiediamo risposte. Quattro. Semplici. Con date e firme.
1. I 168.000 euro regionali per gli incendi 2023: Chi doveva sollecitare la loro tempestiva erogazione? 2. I tronchi del 2019 e poi del 2023 e mai rimossi: chi aveva competenza per bonificarli? e chi doveva sorvegliare perché non accadesse l’irreparabile?
3. La SP 186, le strade verso Lenzitti, Casaboli, San Martino: sono state ispezionate? Ci sono tratti a rischio frana con le piogge autunnali? Dobbiamo attivarci solo dopo che accadono i danni?
4. Il Piano Comunale di Protezione Civile: come è stato attivato? Quali cifre destinate alla pulizia delle strade comunali e quando sono partite le azioni di scerbamento? Il censimento obbligatorio delle aree percorse dal fuoco è partito?
Queste non sono domande retoriche. Sono obblighi di legge a cui l'Amministrazione deve rispondere in forma scritta, nei termini previsti, con atti verificabili. La natura intorno a Monreale non è paesaggio. È identità. È acqua, è salute, è storia. È quello che fa di Monreale qualcosa di diverso da una periferia qualunque. Tenerlo in piedi è un atto politico. E la politica che si accontenta di un drone, di un centro operativo attivato in ritardo e di un comunicato stampa non sta facendo il proprio lavoro.
Ogni estate uguale. Il fuoco, il dolore, le dichiarazioni, il silenzio. Poi il prossimo fuoco. Questo ciclo ha un nome: fallimento istituzionale programmato. Il PD di Monreale presenta una richiesta formale di intervento al sindaco. Chiede la convocazione immediata e straordinaria di un Consiglio comunale aperto ai cittadini. È il minimo dovuto ai cittadini che adesso guardano paesaggi di carbone e aspettano le piogge di settembre con paura. La cenere si deposita. Le domande restano e bisogna raccontare la verità ai cittadini.
* segretario del circolo PD di Monreale
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