Skip to main content

A Monreale la macchina del consenso si è inceppata

· Raimondo Burgio * · Politica

Riceviamo e pubblichiamo...

Qualche giorno fa Salvino Caputo ha usato un'immagine che vale più di mille analisi: i voti bulgari della destra monrealese "si sono sciolti come neve al sole primaverile".

 Bella e precisa. Perché dice esattamente quello che è successo: non era neve compatta, era neve fragile. Consenso di facciata, non radicamento reale. Voto di abitudine, non voto di convinzione.

A Monreale la macchina del consenso si è inceppata sotto il peso dei problemi quotidiani. Le bollette dell'acqua con AMAP sono diventate uno shock per molte famiglie. I lavori di Piazzetta Vaglica fermi da mesi, tra transenne e promesse. Un piano viario che cambia ogni due giorni, disorienta commercianti e residenti, sposta passo dopo passo il cuore economico della città verso Rocca e la Circonvallazione. E poi la cessione di beni pubblici all’INPS: una scelta che lascia ancora molti senza risposta. Non è la crisi di un'idea politica. È la crisi di un modo di governare. Confuso, lontano e in affanno.

Quando i monrealesi sono andati a votare il 23 e 24 marzo, si sono confrontati con temi tutt'altro che semplici. Materie tecniche, che richiedono informazione e voglia di capire.
Chi ha fatto quel lavoro sul territorio? Chi ha organizzato i dibattiti, distribuito i materiali, bussato alle porte per spiegare cosa c'era davvero in gioco? Non il centrodestra, che ha scelto di restare silenzioso e defilarsi.

Il Comitato del NO a Monreale (sostenuto e promosso dal Partito Democratico e che ha portato in Aula Consiliare proprio il nuovo Presidente dell’ANM Giuseppe Tango) ha occupato quello spazio. Ha fatto quello che la politica dovrebbe sempre fare: spiegare, coinvolgere, esserci. Ha trattato i monrealesi come cittadini capaci di pensare con la propria testa, non come un pacchetto di voti da smuovere all'ultimo momento. Questa è la differenza vera tra chi governa distribuendo favori e chi costruisce partecipazione.

Il centrodestra locale sapeva che i suoi elettori non l'avrebbero seguito su questo terreno. Sapeva che quelle percentuali bulgare erano costruite su sabbie mobili. E ha scelto il silenzio per non dover vedere la sconfitta in faccia. Ha perso lo stesso. E ha perso peggio, perché ha perso senza nemmeno provarci.

Il 64% di NO a Monreale non è un voto di rabbia. È qualcosa di più maturo: è la scelta di chi ha capito cosa stava in gioco. Una sinistra che vince così non lo fa per caso. Lo fa perché è presente e non permane nelle stanze dove si fanno gli accordi che non si possono dire.
Lo fa perché difendere l'indipendenza della magistratura in Sicilia non è un'astrattezza accademica: è una posizione concreta, quotidiana, che la gente comune percepisce e apprezza.  Lo fa perché crede nella partecipazione vera.
Oggi quell'alternativa c'è. E il 64% dei monrealesi l'ha riconosciuta, non perché la destra sia il demonio, ma perché la sinistra era lì. Era chiara. Era dalla parte giusta.
La storia politica di questa città sta girando pagina. La domanda non è se cambierà. La domanda è se saremo all'altezza di guidare il cambiamento che i monrealesi ci stanno chiedendo.

* Segretario cittadino del PD

 

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

Edizione locale

Rubrica

Rubrica