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Il Savoia all'INPS: quando il futuro va all'asta

· Raimondo Burgio * · Politica

Riceviamo e pubblichiamo...

Cinquemila euro. Questa è la cifra che la nostra amministrazione considera equa per affittare l'ex ristorante Savoia all'INPS. Cinquemila euro per uno dei luoghi più belli e strategici della nostra città. Cinquemila euro per svendere il futuro dei nostri figli.

Quando ho letto la delibera e poi l’articolo sui giornali online, ho pensato a mia figlia che tra qualche anno dovrà scegliere se restare a Monreale o andarsene come fanno tutti. E mi sono chiesto: cosa gli stiamo lasciando? Quali opportunità stiamo costruendo per lei e per i suoi coetanei? La risposta è amara: gli stiamo lasciando le briciole.

Perché mentre altre città investono sui giovani, creano spazi di innovazione, immaginano il domani, noi regaliamo i nostri gioielli al primo che si presenta con quattro spiccioli. È questo il prezzo della nostra dignità di comunità? È questo il valore che diamo al nostro patrimonio storico?
Facciamoci due domande scomode. La prima: dove parcheggeranno tutti quelli che dovranno recarsi negli uffici INPS? Già oggi il centro storico è un inferno di traffico, già oggi i residenti non riescono più a vivere serenamente i propri quartieri. Vogliamo aggiungere altro caos a una situazione già insostenibile? Vogliamo continuare a deturpare il nostro patrimonio UNESCO trasformandolo in un parcheggio a cielo aperto?
La seconda domanda è ancora più dolorosa: perché i nostri ragazzi devono accontentarsi delle briciole? Perché per gli anziani siamo riusciti a trovare spazi dignitosi e centri di aggregazione - e fanno bene ad averli - mentre per i giovani offriamo solo promesse elettorali e iniziative stagionali quando serve il consenso?

Io ho visto cosa succede quando una comunità smette di credere nei propri giovani. Ho visto paesi che si svuotano, centri storici che diventano musei per turisti, famiglie che si disperdono. È questo il futuro che vogliamo per Monreale?
Quel posto poteva diventare il cuore pulsante di una città moderna. Poteva ospitare ragazzi che sperimentano con le nuove tecnologie, che inventano startup innovative, che studiano l'intelligenza artificiale e la realtà virtuale. Poteva essere il posto dove nascono le imprese del futuro, dove si formano i professionisti di domani, dove si discute di democrazia digitale e di partecipazione vera.
Invece no. Meglio prendere i soldi subito, non pensare al domani, non immaginare alternative. È la politica del qui ed ora, della pancia piena oggi e fame domani.

Ma la cosa più grave non sono nemmeno i soldi. La cosa più grave è il metodo. Anche stavolta si è deciso tutto nelle stanze del potere, senza confronto con la città, senza ascoltare chi questa città la vive davvero. È l'ennesima dimostrazione che per questa amministrazione i cittadini sono sudditi da informare, non persone da consultare, come nel caso dell’AMAP e della Raccolta dei Rifiuti.
Quando vedo questa autoreferenzialità mi viene in mente una frase che diceva sempre mio nonno: "Chi non ascolta la gente prima o poi rimane solo a parlare con se stesso". E una amministrazione che parla solo con se stessa è una amministrazione morta, anche se non lo sa ancora.

Per questo noi non ci rassegneremo. Perché dietro ogni decisione sbagliata c'è una famiglia che perde opportunità, c'è un ragazzo che deve andarsene, c'è una comunità che si impoverisce. E noi abbiamo il dovere morale di opporci quando il bene comune viene sacrificato sull'altare della convenienza politica. Che non ci raccontino che il commercio chiude le saracinesche e che la città di notte si spopola.
Scenderemo nelle piazze, busseremo alle porte, parleremo con i cittadini uno per uno se sarà necessario. Organizzeremo un flash mob davanti al Savoia perché tutti vedano che c'è ancora chi crede che Monreale possa essere qualcosa di più di un museo a cielo aperto. Raccoglieremo le firme di chi pensa che i nostri giovani meritino meglio di quattro muri vuoti e promesse elettorali. Ma le raccoglieremo per far vedere che esiste una vera opposizione in questa Monreale anestetizzata da una amministrazione cieca e insensibile.
Ma soprattutto, racconteremo un'altra storia.

La storia di una Monreale che può diventare laboratorio di innovazione, incubatore di talenti, fucina di futuro. La storia di una città che investe sui propri figli invece di svenderli al miglior offerente. La storia di una comunità che sa immaginare il domani invece di arrangiarsi con l'oggi.
Perché il Savoia non è solo un immobile da affittare. È il simbolo di una scelta di civiltà. È la scelta tra essere una città che cresce o una città che si accontenta. Tra essere una comunità che sogna o una comunità che sopravvive.
Noi abbiamo fatto la nostra scelta. Abbiamo scelto di lottare per una Monreale che sia degna del nome che porta, degna della storia che ha vissuto, degna soprattutto del futuro che può ancora costruire. Il futuro dei nostri figli non è in vendita. E noi siamo qui per ricordarlo a chi se lo fosse dimenticato.

* Segretario cittadino del Partito Democratico

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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