Il capolavoro del grande compositore francese è stato eseguito con vivo successo per la prima della Settimana di musica sacra
MONREALE, 3 ottobre – La ricchezza di colori e timbri dell’opera di Berlioz, trilogia sacra per soli, coro e orchestra, sotto la direzione di Gianluca Marciano’ ha aperto ieri sera la Settimana di musica sacra di Monreale, che ha registrato grande partecipazione di pubblico.
Dopo Genesi dello scorso anno, il programma di questa 68esima edizione è dedicato alla vita di Cristo in armonia con i mosaici del duomo normanno. Il concerto di ieri sera ha visto la partecipazione di artisti internazionali quali James Gilchrist, tenore; Stéphanie d’Oustrac, mezzosoprano; Jean-Sébastien Bou, baritono; Thomas Dolié, baritono; Edwin Crossley-Mercer, basso. Per il coro, invece, la direzione è stata di Salvatore Punturo, maestro del coro, insieme con il coro di voci bianche del Teatro Massimo di Palermo, l’Orchestra Sinfonica Siciliana in collaborazione con la Fondazione Teatro Massimo di Palermo.
Eseguita per la prima volta a Parigi nel 1854, L’enfance du Christ fu accolta con favore anche dal pubblico di allora. Si tratta di un lavoro di alta ispirazione, che declina alcune suggestioni che appartengono all’immaginario simbolico del Natale secondo la raffinatissima sensibilità musicale di Berlioz, compositore del Romanticismo francese.
In apertura del concerto l’intervento dell’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi: “Siamo al secondo anno della trilogia ideata per la Settimana di musica sacra, che ha per tema la vita di Cristo. È una vita che la musica può raccontare non soltanto con il suono e le parole, ma anche con il respiro, le pause, le armonie, perché la musica sacra non è soltanto bellezza da ascoltare, ma è anche una voce che ci chiama alla speranza. In un tempo in cui in tante parti del mondo il fragore delle bombe copre le voci delle persone - ha continuato monsignor Isacchi - noi vorremmo che questa sera il suono, uscendo da questa splendida cattedrale, possa diventare una ricchezza e un annuncio di una pace possibile. Noi non possiamo dimenticare la bellezza della musica né cancellare la sofferenza del dolore, ma le musiche che ascolteremo in questa edizione, raccontandoci la vita di Cristo, ci dimostrano che c’è un’altra via in grado di dire che l’ultima parola per le nostre vite non è quella del dolore. Ispirati da tale vita e dalla bellezza del canto, lasciamoci consegnare dalla vita di Cristo un modello di umanità nuova, un modo diverso di stare al mondo attraverso la luce dei nostri splendidi mosaici e, in particolare, del Pantocratore, che indica il fine della vita di Cristo e di ogni nostra esistenza”.