Il cardinale Reina: ''La proposta del Vangelo sia pienezza per la nostra vita''
Così Il vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, riferendosi a San Ludovico, al secolo re Luigi IX di Francia, nella celebrazione eucaristica all'interno del duomo di Monreale nella memoria liturgica
MONREALE, 25 agosto – Si è svolto anche quest'anno il pellegrinaggio regionale dei Francescani secolari presso la tomba di San Ludovico, al secolo re Luigi IX d'Angiò, patrono dell'Ordine francescano secolare, nel duomo di Monreale, dove si conservano le reliquie del santo, noto anche come San Luigi dei Francesi.
La storia del re fu davvero singolare, in vita ebbe grande fama di santità e la sua fede lo spinse a guidare ben due crociate per la liberazione della Terra Santa. A lui si devono, infatti, la sesta e la settima crociata. Tra il 1248 e il 1254, fu catturato dalle truppe islamiche e liberato dietro riscatto. Tornò in Francia, resse il regno con pietà cristiana, preparando una seconda crociata. Ma dopo quest’ultima, a causa di un’epidemia di peste che colpì l’esercito sotto le mura di Tunisi, assediata dalle sue truppe, Luigi IX morì. Ed è proprio a seguito della sua morte che la storia di Luigi IX si intreccia con quella di Monreale, perché a Monreale nel 1270 furono accolte, provenienti da Tunisi, le spoglie del re. Per motivi di opportunità politica suo fratello, il re Carlo D'Angiò preferì per la sepoltura Monreale a Palermo, tuttavia, come sostengono alcuni studiosi, la scelta fu dettata anche dalla volontà del re angioino di vedere i resti del fratello conservati in un monastero simbolo dell’alleanza tra monachesimo e potere regio in modo da creare un collegamento in termini di devozione tra la Sicilia e la Francia. A Monreale così si conservarono le sue reliquie, in particolare le viscere, mentre le sue spoglie mortali furono portate in Francia. Secondo la tradizione, infatti, le sue spoglie, dopo la morte, furono oggetto di contesa tra il figlio, Filippo III, e il fratello Carlo. Le sue ossa furono così portate in Francia, mentre le viscere restarono nel duomo di Monreale, nella sua tomba-altare nel transetto sinistro.
Quest’anno la solenne celebrazione eucaristica all’interno del duomo di Monreale in suo onore è stata presieduta dal cardinale Baldo Reina, vicario generale di Papa Leone XIV per la diocesi di Roma, che nella sua omelia ha offerto una riflessione a partire dalla parabola dei talenti.
“Non tutti sono disposti a far fruttare i talenti che il Signore ci dona- ha affermato il cardinale Reina. Ci affida, infatti, ciò che di più prezioso possiede, ovvero se stesso. Noi siamo arricchiti dai doni di Dio, che ci rendono “concittadini dei santi e familiari di Dio” attraverso il sangue di Gesù Cristo. Spesso qualcuno pensa di essere inadatto e sotterra i doni di Dio. È un pensiero che si annida spesso in ognuno di noi, quello di sentirsi avvolti dalla grazia di Dio, ma di non esserne all’altezza. Oggi, ricordando San Ludovico, ricordiamo un uomo che ha invece coltivato l’ideale evangelico, credendoci fermamente e dandogli spazio con il suo corpo e la sua vita, fu un re che avrebbe potuto farne a meno, ma decise di lasciare tutto per Dio.
“La Chiesa - ha continuato il presule- ci offre questo modello per dire che l’ideale di Luigi IX non è distante da noi e dai nostri cuori, anzi ci conferma che esso è per noi. Domandiamoci che fine hanno fatto i talenti che Dio ci ha dato. Talento per eccellenza è Dio stesso, il Vangelo, chiediamoci se questo talento c’è ancora nel nostro stile di vita. Non siamo qui oggi solo per fare memoria, ma per dire grazie al Signore per averci dato se stesso, averci arricchito del tesoro più grande che è lui”.
“L’Ordine francescano - ha concluso il cardinale Reina- racconta a questo mondo che è possibile una via diversa da seguire nelle nostre vite, che è quella del Vangelo. Ci siamo perché il mondo si accorga che c’è ancora il Vangelo attraverso la nostra povera vita, nell’esercizio del senso del dovere, della giustizia, dell’amicizia, della preghiera, dell’amore alla Chiesa e ai sacramenti, di cui noi diventiamo segno tangibile. Crediamo che la proposta del Vangelo sia pienezza per la nostra vita. Sentiamo, allora, la gioia di ripartire dal Cristo Pantocratore di Monreale, che, guardandoci in questo duomo, ci invita a sentire tutto l’amore che ha per noi. Luigi IX ha dimostrato che con la vita è possibile essere testimoni del Vangelo”.
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