L’opera commissionata dal parroco, don Nicola Gaglio, rappresenta la celebre narrazione legata alla storia del re normanno e dell’edificazione della cattedrale da lui voluta
MONREALE, 28 maggio – Entrando all’interno del duomo di Monreale, un percorso speciale dal punto di vista storico è quello che porta alla riscoperta delle origini del duomo normanno e della storia dell’arcidiocesi di Monreale.
Seguendo la navata laterale destra, in linea con l’abside di San Pietro, ogni visitatore ha la possibilità di scoprire le tombe monumentali dei re normanni, in particolare di re Guglielmo II e del padre. A Guglielmo II, come è noto, dobbiamo l’edificazione del duomo di Monreale: “Non c’è niente di cui la nostra mente si rallegri di più di quanto non sia il fatto di costruire una stanza al Re del Cielo e di fondare una Basilica per Colui dalla cui destra abbiamo ricevuto il diadema…” ( Dalla Bolla ''Inter universas laudas'' del 15 agosto del 1176).
Ed è proprio proseguendo più avanti delle tombe monumentali, quasi sotto lo sguardo del Pantocratore, che, trovandomi in cattedrale, si è aperta alla mia vista la scoperta di un nuovo quadro arrivato qualche giorno fa in duomo, commissionato dal parroco, don Nicola Gaglio, che raffigura il “Sogno di Guglielmo”, realizzato dall’artista Edoardo La Francesca.
Il quadro rappresenta iconograficamente la celebre narrazione, inserita anche nel libro di Francesco Testa, arcivescovo di Monreale dal 1754 al 1773, intitolato “De vita et rebus gestis Guillelmi II Siciliae Regis”, secondo cui durante una battuta di caccia nei pressi dell'attuale città di Monreale, re Guglielmo II si addormentò sotto un albero di carrubo e, apparsa la Vergine, gli indicò un tesoro con il quale avrebbe costruito una grande Chiesa, intorno alla quale sarebbe nata proprio Monreale così come avvenne.
L’eredità del re normanno rivive in questa nuova straordinaria raffigurazione davanti ai nostri occhi, invitandoci oggi più che mai a essere consapevoli di questa consegna di senso esistenziale ricevuta dalla storia. Siamo chiamati, così come entrando da oggi in cattedrale e ammirando il nuovo quadro, a riorientare il nostro sguardo; di fronte a una storia così importante siamo invitati a realizzare le nostre vite guardando ai valori, che l’eredità di Guglielmo II ci lascia in dono a testimonianza che da ogni sogno può nascere qualcosa di grande, perché, come ha scritto Luis Sepulveda, “solo sognando e restando fedeli ai nostri sogni riusciremo a essere migliori e, se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo”.