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Lorefice: ''Essere fratelli è custodirsi reciprocamente''

· Giuseppe Cangemi · Cronaca varia

L’invito dell’arcivescovo di Palermo ai giovani presenti alla lectio divina nel duomo di Monreale

MONREALE, 13 dicembre – Un invito alla fratellanza e alla custodia reciproca come dovere di ogni uomo, di ogni cristiano è quello giunto dalle parole dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, all’interno del duomo di Monreale ieri sera per la lectio divina rivolta ai giovani di Palermo e Monreale.

L’appuntamento rientra, infatti, nella sequenza di due incontri organizzata in sinergia dai rispettivi uffici della pastorale giovanile delle arcidiocesi di Palermo e Monreale, che hanno previsto ieri la presenza di monsignor Corrado Lorefice a Monreale, mentre quella di monsignor Gualtiero Isacchi è in programma il prossimo 13 febbraio nella cattedrale di Palermo.

La lectio divina è partita dall’episodio biblico di Caino e Abele, primo rapporto fraterno drammaticamente segnato dalla conflittualità. Caino è invidioso del fratello, pur essendo lui il primogenito, vede Abele come un rivale. Il male, allora, si affaccia nel suo cuore e Caino non riesce a trattenerlo, così il male inizia a entrare nel suo cuore e così la storia della prima fraternità si conclude con un omicidio. Dopo l’uccisione di Abele – ha ricordato monsignor Lorefice nel suo intervento – Dio domanda a Caino: ‘’Dov’è Abele, tuo fratello?’’ e la risposta di Caino non tarda ad arrivare: ‘’Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?’’. È una domanda che il Signore ripete a ogni generazione e ci interpella anche oggi - ha affermato monsignor Lorefice.

‘’Il dramma del fratello - ha affermato monsignor Lorefice - sta nella separazione, mentre il fratello ti ricorda che non sei unico; anzi sei unico, ma non l’unico. Il fratello distrugge l’illusione di essere al centro del mondo, la più grande sfida della vita non siamo noi stessi, ma proprio il fratello. Caino uccide Abele, riconoscendolo come causa dei suoi mali e dimenticando che invece il fratello è il dono che Dio ci ha dato. Questa idea della felicità raggiungibile zittendo il fratello spesso si trova non solo nelle famiglie, ma anche nella casa comunitaria dove non di rado si trovano ansie, paure, agitazione, preoccupazione, demotivazione, senso di impotenza''.

''Forse la cura della fraternità e la custodia della fratellanza - ha continuato il presule - se c’è vera cura fraterna per l’altro determina vera fraternità; se guardiamo all’unigenito figlio di Dio, che invece di tenere per se questa ricchezza, l’unicità di figlio unico ci rinuncia, diventando primogenito di molti altri fratelli, illuminando la mente di ogni Caino che vede ogni fratello come limite, allora vedremo che un fratello non è un impoverimento, la pienezza che Gesù vive e dona non sta nel lasciarsi dominare dall’istinto, ma nel cogliere che avere un fratello è una ricchezza, così come prendersene cura. Dio dona all’uomo l’interiorità, non chiede all’uomo la sua collocazione geografica, ma quella esistenziale. Nella logica di Dio il dovere dei fratelli dovrebbe essere quello di custodirsi reciprocamente, l’accento è proprio sull’essere custodi, aver cura con arte, intelligenza e attenzione del fratello. Nella società dei consumi si stenta a fermarsi, a riflettere, ma Gesù ci insegna con il esser venuto al mondo, nel tempo a prendersi del tempo per riflettere, ci insegna con il suo esempio di primogenito di molti altri fratelli che è questa la condizione di vera pienezza. Gesù da primogenito diventa ultimogenito fino a lasciarsi uccidere, a diventare lo zittito ultimogenito e questo è il mistero dell’Incarnazione ed è anche il cuore della felicità del Padre che è quella di accogliere i fratelli mantenendosi ultimogenito''.

''Noi - ha concluso l’arcivescovo di Palermo- lo vediamo qui, in questa cattedrale, nel Pantocratore, che è quel Gesù che si è abbassato ed è nell’abbassamento tutta la potenza della sua gloria; Gesù di Nazareth fa l’esperienza di fratello senza volerlo, di fratello sconfitto, ma continua a fidarsi e credere nella parola del Padre. Bisogna ricordarsi di essere figli dello stesso padre, nel figlio e fratello noi siamo riscattati e resi fraternità misericordiosa. Se c’è cura fraterna, allora c’è cura della fraternità, soprattutto se ci facciamo fratelli del primogenito fattosi ultimogenito, se lo seguiamo per il suo amore infinito che lo ha spinto fino alla passione della croce. Se lo seguiamo non abbiamo altra via all’infuori della fraternità misericordiosa''.

 

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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