“È l'epilogo di una ferita nel tessuto della nostra comunità”
MONREALE, 7 luglio – “La scelta democratica espressa dai cittadini delle contrade Dammusi, Signora, Bommarito, Ginestra e Traversa è un atto sovrano che, come tale, interroga le coscienze e merita il più profondo rispetto”.
È quanto si legge in una nota del Partito Democratico di Monreale a proposito della questione del riordino dei confini territoriali, conclusa con il successo del comitato promotore del referendum tenutosi ieri. “L'esito del referendum – prosegue la nota – non è una sconfitta da rinfacciare, ma l'epilogo di una ferita nel tessuto della nostra comunità, che impone a tutti, e in primo luogo alla politica, una profonda riflessione sulla crisi di fiducia tra amministrazione e territorio.
Ciò che emerge con chiarezza non è la volontà di una parte contro l'altra, ma il sintomo di un malessere covato a lungo, di un dialogo interrotto che l'attuale amministrazione, pur nella sua continuità, non ha saputo o voluto interpretare.
“In questi anni – dichiara Lillo Sanfratello (nella foto), già candidato sindaco del PD di Monreale – si sono impiegate ingenti risorse pubbliche in un'azione legale che si è dimostrata sterile, soccombendo in due gradi di giudizio. Durante la sua campagna elettorale il Pd ha incontrato il comitato dei cittadini della periferia e ha percepito che si sono ignorati, con una certa caparbietà, percorsi alternativi e consulenze che suggerivano una via più saggia e previdente. Ma il vero fallimento, quello più grave, non è di natura legale, bensì politica e umana: Nel sindaco – rappresentate di questa comunità - la colpa di un fallimento e l’incapacità di ascoltare il grido di dolore e il senso di abbandono che proveniva da quelle comunità”
“Le periferie non sono un peso da gestire, ma una risorsa vitale per l'intera città – aggiunge Raimondo Burgio, neosegretario del circolo PD – Non ci si può accorgere della loro esistenza solo quando alzano la voce o, come in questo caso, quando scelgono di andarsene. Il legame era già logoro. Il caso di Pioppo, con la sua vibrante richiesta di autonomia e attenzione, avrebbe dovuto essere un campanello d'allarme. È stato, invece, l'ennesimo segnale inascoltato di uno scollamento profondo.”
Oggi, il Partito Democratico di Monreale non intende alimentare la sterile contabilità delle colpe. Di fronte a una crisi evidente del commercio, a una viabilità insostenibile, alla cronica carenza di parcheggi e ai continui disservizi, non basta più la navigazione a vista o l'azione di una corte di consulenti apparentemente distaccata dalla realtà quotidiana.
Serve vigilare in modo serio, rigoroso e soprattutto propositivo. Un'opposizione fatta di volti e di idee, non di slogan o di anonimi attacchi sui social. Il nostro obiettivo non è la critica fine a se stessa, ma la costruzione di soluzioni credibili e di una visione d'insieme per Monreale. “Il risultato di questo referendum, per quanto doloroso, ci consegna un'eredità di responsabilità – conclude Burgio – Ci insegna che le difficoltà, se affrontate con coraggio e umiltà, possono diventare le fondamenta di un nuovo patto civico basato su ascolto, responsabilità e partecipazione. L'arte della politica è quella di ricucire gli strappi, non di contarli.
Fare opposizione, per noi, significa lavorare per tenere unita la nostra comunità, valorizzandone ogni sua parte, piuttosto che assistere impotenti alla sua disgregazione”.