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Grisì, lite sui lavori del Superbonus: revocato un decreto ingiuntivo da 73 mila euro

· Nera e giudiziaria

Il Tribunale di Palermo ha dichiarato improcedibile la domanda e condannato l’imprenditore alla rifusione delle spese di lite

MONREALE, 24 settembre – Si è conclusa con la revoca del decreto ingiuntivo e la condanna al pagamento delle spese di lite una controversia giudiziaria nata attorno ai lavori di riqualificazione ed efficientamento energetico realizzati a Grisì nell’ambito del cosiddetto Superbonus.

La vicenda ha contrapposto un imprenditore edile della frazione, G. B., ai fratelli A. D. N. e B. D. N., proprietari di due unità immobiliari interessate dagli interventi, avviati nel novembre 2022 e conclusi due anni dopo.
Secondo gli accordi stipulati tra le parti, la regolazione economica dei lavori, per un valore complessivo di circa 149 mila euro, sarebbe dovuta avvenire attraverso lo sconto in fattura e la successiva cessione del credito, senza pagamenti diretti da parte dei committenti. Nel dicembre scorso l’imprenditore ha però promosso due distinte azioni giudiziarie nei confronti dei fratelli, chiedendo complessivamente circa 73 mila euro.

I procedimenti hanno avuto esiti differenti. Il ricorso contro A. D. N. era stato respinto dal Tribunale già nella fase iniziale, mentre quello nei confronti di B. D. N. aveva portato all’emissione di un decreto ingiuntivo. Il provvedimento è stato quindi opposto dall’interessato attraverso l’avvocato Salvatore Abbate. Nel giudizio di opposizione il Tribunale, prima ancora di entrare nel merito della controversia, ha accolto le eccezioni preliminari della difesa, dichiarando improcedibile la domanda e revocando il decreto ingiuntivo. L’imprenditore è stato inoltre condannato alla rifusione delle spese di lite.
Nella vicenda si registra anche un altro contenzioso tra le stesse parti. Nello stesso periodo, infatti, A. D. N. aveva agito nei confronti dell’imprenditore per crediti di natura lavoristica maturati durante un precedente rapporto con un’altra società della quale G. B. era socio accomandatario. Il procedimento si era concluso con il recupero, da parte del lavoratore, di circa 18 mila euro.

«Al di là dell’esito del procedimento, che naturalmente mi lascia soddisfatto – ha commentato B. D. N. – credo che questa vicenda offra lo spunto per una riflessione più ampia sull’effettiva utilità del Decreto Rilancio e sulle criticità emerse nella sua concreta applicazione. Non ritengo corretto che eventuali lacune o incertezze normative finiscano per ricadere sui committenti, soprattutto quando le conseguenze derivino da condotte o omissioni imputabili alle imprese esecutrici».

· Enzo Ganci · Editoriali

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