L’avvocato Giada Caputo: «Riconosciuto dallo Stato il pregiudizio subito»
PALERMO, 21 settembre – La Corte d’Appello di Palermo, sezione terza penale, ha riconosciuto il diritto al risarcimento per l’ingiusta detenzione subita dall’ex sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso, condannando il Ministero delle Finanze al pagamento della somma stabilita dai giudici, oltre agli interessi legali.
Il provvedimento arriva al termine di una vicenda giudiziaria iniziata nel marzo del 2020, quando Geluso, allora ex primo cittadino di San Cipirello, fu sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Palermo. Le contestazioni riguardavano presunte irregolarità nella documentazione presentata dal Comune per ottenere un finanziamento regionale destinato alla riqualificazione di un bene confiscato alla mafia.
Secondo l’impostazione accusatoria dell’epoca, alcuni documenti sarebbero stati modificati attraverso l’apposizione di firme e date successive alla scadenza dei termini. Geluso, assistito dalla difesa, aveva invece sostenuto la correttezza del proprio operato, evidenziando in particolare l’avvenuto invio telematico del progetto, con data certa, e l’irrilevanza di eventuali successive modifiche alla documentazione.
Dopo oltre cinque anni di procedimento, nell’ottobre del 2025 il Tribunale di Palermo aveva assolto Geluso con formula piena, «per non avere commesso il fatto». Da qui la richiesta della difesa per il riconoscimento dell’ingiusta detenzione subita durante il periodo trascorso agli arresti domiciliari.
La Corte d’Appello, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Giada Caputo, ha quindi disposto il risarcimento a carico del Ministero delle Finanze. La decisione è stata assunta nonostante l’Avvocatura dello Stato avesse chiesto che il ricorso fosse dichiarato inammissibile, sostenendo che la condotta dell’ex sindaco avesse avuto un ruolo nella vicenda processuale.
«La Corte d’Appello – ha dichiarato l’avvocato Caputo – ha dato atto che non sussistevano gli elementi per disporre l’arresto di Geluso e ha rilevato come, già in sede di interrogatorio, il mio assistito avesse dimostrato anche attraverso documenti la correttezza del proprio comportamento da amministratore».
Per la legale, tuttavia, l’aspetto centrale della decisione va oltre l’entità del risarcimento. «Al di là della somma quantificata dai giudici – ha aggiunto – l’aspetto più importante della vicenda processuale è il riconoscimento da parte dello Stato dell’ingiusta detenzione patita, che ha stravolto l’equilibrio familiare e occupazionale di Vincenzo Geluso».
Nel 2020 la misura degli arresti domiciliari era stata successivamente sostituita dal Tribunale della Libertà con l’obbligo di dimora nel comune di residenza, con possibilità di svolgere attività lavorativa.