Grisì, maltrattamenti alla moglie incinta: il marito condannato a 2 anni e 6 mesi
La donna ha ottenuto pure un risarcimento di 6.000 euro, più il pagamento delle spese processuali
PALERMO, 17 aprile – La Seconda Sezione Penale del Tribunale di Palermo ha condannato in via definitiva A.Z., originario di Alcamo, alla pena di due anni e sei mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie.
Le violenze risultano aggravate sia dallo stato di gravidanza della donna sia dalla presenza del figlio neonato durante alcuni episodi. I fatti risalgono al periodo compreso tra giugno 2015 e marzo 2016 e si sono verificati nei territori di Grisì e Camporeale. Dopo il matrimonio celebrato nell’aprile 2015 con V.G., la convivenza si sarebbe deteriorata sin dai primi mesi. Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo avrebbe messo in atto comportamenti violenti e vessatori, tra insulti, minacce e aggressioni fisiche, anche durante la gravidanza della donna.
La situazione sarebbe poi precipitata all’inizio del 2016. In un episodio particolarmente grave, durante una lite legata alla richiesta di separazione, l’imputato avrebbe afferrato la moglie per il collo nel tentativo di strangolarla, minacciandola di morte. In un’altra circostanza, avrebbe puntato un coltello contro la donna e il figlio di appena tre mesi, dopo il rifiuto di un rapporto sessuale. Pochi giorni dopo, la vittima è riuscita ad allontanarsi dall’abitazione e a presentare denuncia, dando così avvio al procedimento penale.
Il processo, iniziato nel dicembre 2017 davanti al giudice monocratico del Tribunale di Palermo, si è svolto in assenza dell’imputato, che non si è mai presentato in aula pur essendo assistito, nel tempo, da diversi legali. La donna si è costituita parte civile ed è stata assistita dagli avvocati Marco Abbate, Tommaso Abbate e Salvatore Abbate, subentrati nel 2020 all’avvocato Filippo Di Matteo, seguendo l’intero iter processuale fino alla sentenza.
Determinante, nelle motivazioni del giudice, è stata ritenuta la testimonianza della vittima, giudicata precisa e coerente. A rafforzare il quadro accusatorio anche le deposizioni dei familiari, che pur non avendo assistito direttamente alle aggressioni fisiche – mai denunciate nell’immediato per timore – hanno descritto un ambiente domestico segnato da continue tensioni, urla e segnali evidenti di violenza.
Il Tribunale ha inoltre evidenziato come l’imputato abbia agito con piena consapevolezza e con l’intento di mortificare la dignità della moglie, attraverso una condotta sistematica e protratta nel tempo, escludendo quindi che si trattasse di episodi isolati. Accogliendo le richieste della parte civile, il giudice ha disposto, oltre alla pena detentiva – che sarà eseguita a partire dal prossimo maggio – anche il risarcimento del danno morale in favore della vittima, quantificato in 6.000 euro, e la rifusione delle spese legali, pari a 2.050 euro oltre accessori.
Parallelamente al procedimento penale, la donna ha avviato un giudizio civile ottenendo la separazione dall’imputato e l’affidamento esclusivo del figlio minore, anche alla luce delle condotte accertate in sede giudiziaria.
“Abbiamo assunto l’incarico – affermano adesso i legali (nella foto) – in un momento particolarmente delicato, nel pieno dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, quando il procedimento, pur essendo già al secondo anno, si trovava ancora in una fase iniziale sotto il profilo istruttorio. Nonostante le difficoltà legate al contesto e alla complessità della vicenda, il percorso processuale è stato portato avanti con continuità fino al raggiungimento del risultato odierno. Esprimiamo soddisfazione per l’esito del giudizio, che riconosce la fondatezza delle ragioni della nostra assistita e restituisce giustizia a una vicenda particolarmente grave. Siamo soprattutto lieti che V. G. abbia oggi ritrovato serenità, riuscendo a ricostruire la propria vita, lasciandosi alle spalle quanto accaduto”.
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