In secondo grado confermati sette anni e quattro mesi già inflitti nel primo processo
PALERMO, 22 marzo – La Corte di Appello di Palermo ha confermato la condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione nei confronti di un uomo di 48 anni, residente a Monreale, già giudicato colpevole in primo grado per violenza sessuale nei confronti della moglie e maltrattamenti ai danni delle due figlie minori.
La sentenza di secondo grado arriva al termine di un’articolata fase dibattimentale, nel corso della quale sono state accolte le richieste della Procura Generale e della difesa di parte civile. Oltre alla pena detentiva, l’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni in favore della moglie e delle figlie, al pagamento delle spese legali e al divieto di avvicinamento alle vittime.
I fatti risalgono al 2021, quando – secondo quanto ricostruito in sede processuale – l’uomo, operatore agricolo, avrebbe iniziato a manifestare comportamenti sempre più aggressivi e violenti nei confronti della moglie, una donna di 43 anni, anche in presenza delle figlie. La situazione sarebbe degenerata dopo l’avvio di una relazione extraconiugale da parte dell’imputato.
Le violenze denunciate comprendono episodi di costrizione a rapporti sessuali contro la volontà della donna, aggressioni fisiche, percosse e lanci di oggetti, oltre a continue vessazioni psicologiche. La vittima sarebbe stata isolata, privata della possibilità di lavorare e ostacolata nei rapporti con amici e familiari, accusata ripetutamente di essere una “cattiva moglie”.
Per quasi cinque anni la donna ha sopportato in silenzio, frenata dalla vergogna e dal timore delle conseguenze sulle figlie e sulla propria reputazione in una piccola comunità. La svolta è arrivata dopo l’ennesimo episodio di violenza, avvenuto in auto alla presenza di una delle bambine. In quell’occasione, la donna ha trovato la forza di rifugiarsi dai genitori e, successivamente, di denunciare il marito con l’assistenza legale dell’avvocato Giada Caputo.
Costituitasi parte civile anche per conto delle figlie, la donna ha testimoniato in aula, ricostruendo anni di abusi e maltrattamenti. Le due minori hanno assistito alle fasi del processo.
«È stato un processo con momenti drammatici – ha dichiarato l’avvocato Giada Caputo –. Ho visto negli occhi delle bambine il segno profondo di quanto vissuto. Ma ho anche apprezzato il coraggio della madre, che ha trovato la forza di denunciare. Mi auguro che altre donne possano seguire il suo esempio e rompere il silenzio, soprattutto nell’interesse dei figli».
La decisione della Corte di Appello conferma dunque integralmente il primo verdetto, riconoscendo la gravità dei fatti e il lungo periodo di violenze subite dalla vittima e dalle figlie.