Il coraggio di una donna che ha denunciato il marito violento. 3 anni e 6 mesi la durata della condanna
PALERMO, 28 maggio - La Corte di Appello di Palermo, dopo una lunga camera di consiglio ha condannato P.M., 49 anni, di origine americana ma residente a San Cipirello ed in atto detenuto, alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione, confermando la sentenza emessa nel luglio 2024 dal Tribunale di Palermo in composizione collegiale.
I fatti risalgono al mese di luglio 2023 quando la moglie F.G., di 45 anni, veniva sottoposta ad una serie di maltrattamenti, aggressioni fisiche, condotte vessatorie accompagnate da gravi minacce di morte, da parte del convivente per motivi di gelosia e per le continue richieste di soldi.
La situazione è divenuta insostenibile quando P.M. ha iniziato a maltrattare fisicamente il figlio di 16 anni colpendolo con calci e pugni sia alle gambe e alla schiena, proprio mentre il minore era in attesa di un intervento chirurgico all’arto inferiore. Proprio per salvaguardare il minore la donna aveva deciso di sopportare ogni sopruso stante le minacce del convivente di chiedere l’intervento del Tribunale per i Minorenni per togliere il ragazzo alla madre. Quando il convivente era arrivato al punto di minacciare il minore con una pistola, F.G. con il sostegno dell’avvocato Giada Caputo decideva di porre fine ad una condizione di vessazioni psicologiche e fisiche di recarsi presso i carabinieri e denunciare il convivente anche al fine di salvaguardare la vita del figlio.
I fatti venivano anche denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni al fine di adottare i provvedimenti a tutela del minore. F.G., inoltre, decideva di costituirsi parte civile al fine di ottenere la punizione del convivente.
“Ho apprezzato il coraggio e la determinazione della giovane donna – ha detto l’avvocato Giada Caputo – che pur vivendo e lavorando in un contesto ambientale molto piccolo ha deciso di ribellarsi al padre padrone e di chiedere l’intervento delle istituzioni. Coraggio reiterato nel corso delle udienze durante le quali F.G. ha ribadito le accuse contro il convivente che in atto è detenuto. Mi auguro che – ha concluso – che altre donne seguano l’esempio e il coraggio di F. G.”.